Normalità
Nessuno di noi ha il diritto di sperare o pretendere qualcosa di diverso dai fotografi che svolgono i propri ruoli con decoro e concentrazione, senza cercare, né vantare, lacerazioni epocali e clamorose proiezioni fuori dal proprio momento. Bisogna imparare ad apprezzare la normalità, che è il confronto che stabilisce i valori delle altre genialità e creatività.







Bisognerebbe stabilire quale sia la normalità, considerazione personale intendo. Una soglia sempre differente per ognuno di noi. Per questo si riescono a raggiungere differenti risultati e contrapposte intrepretazioni anche sulla genialità. concordo con il fatto di pretendere solo da noi stessi sapendo di lavorare al meglio e per il meglio. Vero anche che bisognerebbe imparare ad apprezzare la spazzatura, per evitare di non commettere gli stessi errori, e in ambito fotografico anche a sviluppare un proprio senso estetico.
Per normalità, potremmi intendere la serenità, la tranquillità. In ogni caso, il contrario di ostilità e tignosità. Buona vita
é la stessa cose che intendo, quello che ha detto dovrebbe essere la base per ognuno. in fondo è proprio la tranquillità e la serenità che cerco in ogni cosa che faccio e per il bene della mia vita. L’ho trovata almeno credo facendo fotografia, con lannesso impegno e dedizione, che alla fine si potrebbe tradurre in fatica, sono sempre più convinto che la tranquillità si raggiunga soprattutto con l’impegno e nel riuscire a fare le cose e sviluppare le idee, ed è proprio quello che ci appaga e che mi fa sentire vivo. L’ostilità e la cattiveria protratta fino quasi a diventare ossessione e che sfocia in quello che definisci tignosità è il male che mi opprime, e mi rendo conto che molto di qeste situazioni sono date dall’ignoranza, dall’invidia e dalla diffidenza che abbiamo dentro, ci accaniamo a volte su cose come se cercassimo una rivalsa a quello che ci è stato fatto. la conosco molto bene, troppe ne ho subite, e resta difficilissimo poi stare calmi, se questi sentimenti ti infervorano e delucidano la razionalità. riguardo alla prima frase che hai scritto, molte volte la pretesa viene da chi commissiona un lavoro e ha idee ben precise ma non chiaramente esplicate su come intendono o si immagnano un lavoro, beh!la difficoltà sta proprio nel fatto di riuscire a soddisfare quel pensare o quell’immaginare, quel determinato “Lavoro!” con l’inteligenza e la sapienza di chi stà dietro la macchina fotografia, tramite esperienza. comunque il percorso è sempre quello, chi ci si sa giostrare ha una possibilità in più nel raggiungimento quella tranquilità, almeno credo. dipende da chi ci si trova di fronte e dalla mediazione che si riesce a ottenere nel rispetto dell’individuo che sempre più spesso manca. contraccambio con l’augurio di buona vita, grazie mille
Sì, è proprio così. Da cui, grazie a lei: per la sua vita, magari anche soltanto quella fotografica (che non si esaurisce certo in sé, ma è sempre s-punto privilegiato di osservazione e valutazione ad ampio raggio: come sottolineo nelle mie conferenze e nella mia docenza universitaria).