24 luglio 1998: Tazio Secchiaroli

24 luglio 2012
Di Maurizio Rebuzzini

Tazio Secchiaroli

L’immagine-simbolo di via Veneto, che in seguito ha identificato il paparazzo, riprende Tazio Secchiaroli alla guida di una Lambretta, mentre Luciano Mellace scatta con l’immancabile Rolleiflex (fotografia di Franco Pinna).

Quattordici anni fa, il 24 luglio 1998, a settantatré anni, è mancato Tazio Secchiaroli, ispiratore della figura di Paparazzo, inventato da Federico Fellini e Ennio Flaiano per La dolce vita. Meglio e più di altri, interpretò e impersonò la fotografia mondana degli anni Cinquanta-Sessanta.
Un colpo di flash, un fotografo che scatta in sella a una Lambretta, mentre il complice, alla guida, si avvicina il più possibile alla scena da riprendere. Questa è l’immagine simbolo del paparazzo, quel personaggio curioso e invadente nato a Roma, in via Veneto, negli anni Cinquanta, e battezzato con questo nome dal regista Federico Fellini, nel film La dolce vita, del 1960.
Alla guida di quella Lambretta, nel lontano 1952, c’è Tazio Secchiaroli, al tempo ancora semplice galoppino, ma destinato a diventare uno degli interpreti più famosi della mondanità romana e internazionale, maestro nell’arte dello “scatta e fuggi”, noto soprattutto per le repentine ritirate, inseguito da un agile e inferocito Walter Chiari, o insultato da Ava Gardner, sorpresa con un asciugamani in vita.
Proprio Tazio Secchiaroli ha suggerito a Federico Fellini e Ennio Flaiano, coautore della sceneggiatura, il personaggio di Paparazzo, il fotocronista a caccia di scoop che ha dato vita al sostantivo assunto per indicare questo genere di professionismo fotografico da cronaca rosa in precario equilibrio sociale.
Esauriti gli anni di via Veneto, che all’uscita del film di Fellini erano già avviati alla propria conclusione, Tazio Secchiaroli, fondatore nel 1955 con Sergio Spinelli dell’agenzia fotogiornalistica Roma Press Photo’s, lasciò da parte la cronaca per approdare al magico mondo del cinema. Vi entrò come personaggio, come simbolo, ma anche e soprattutto come fotografo di scena, il preferito da Federico Fellini, e ritrattista personale dei grandi divi, Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Gregory Peck, prima di altri.
La sua vita è rimasta sempre divisa tra la ricerca dello scoop, delle fotografie rubate, magari travestendosi da muratore e arrampicandosi sulle travi del soffitto durante le riprese (episodio effettivamente accaduto mentre veniva girato il film La capannina, con Ava Gardner e David Niven) e il ruolo ufficiale, negli studi di Cinecittà.
Come tutti i paparazzi, Tazio Secchiaroli è stato odiato e amato: evitato da chi cercava di nascondere relazioni segrete, vizi privati e umane debolezze; ricercato da quanti, momentaneamente lontani dalle scene e dalla gloria, avevano bisogno di un po’ di pubblicità. Per poi essere allontanato anche da questi, appena raggiunto il proprio scopo.

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