Domani e domani e domani

24 settembre 2011
Di Maurizio Rebuzzini

Smoke

Non capirai mai se non rallenti, mio caro. Sai com’è: domani e domani e domani, il tempo scorre a piccoli passi».

Film statunitense girato nel 1994, Smoke è presto diventato uno dei cult della cinematografia internazionale. Non si tratta di un racconto lineare, ma di situazioni concatenate che hanno come epicentro una tabaccheria di Brooklyn, nella quale i clienti riflettono e filosofeggiano, a partire dall’elogio del fumo: «Una volta fumavo, le sigarette Raleigh. In ogni pacchetto c’era un buono regalo»; «Proprio lui. Beh, [Sir Walter] Raleigh è quello che ha introdotto il tabacco in Inghilterra, e poiché era un favorito della regina -la chiamava Bess- il fumo a corte diventò subito di moda. Sono sicuro che la vecchia Bess s’è fumata qualche sigaro con lui».
In uno dei quadri di Smoke, lo scrittore Paul Benjamin (William Hurt) arriva alla tabaccheria The Brooklyn Cigar Co, attorno la quale ruota l’intera vicenda, all’ora di chiusura, mentre Auggie Wren, il proprietario, interpretato da un affascinante Harvey Keitel, sta abbassando la saracinesca. Insieme, rientrano nel locale, e Paul Benjamin intravede una macchina fotografica vicino al registratore di cassa (una reflex Canon AE-1).
Paul: Sembra che qualcuno abbia dimenticato una macchina fotografica.
Auggie [voltandosi]: Sì, io.
Paul: È tua?
Auggie: Sì, è un aggeggio che ho da un sacco di tempo.
Paul: Non sapevo che facessi fotografie.
Auggie [porgendo i sigari a Paul]: Penso che si possa chiamare un hobby. Non mi prende più di cinque minuti, ma lo pratico ogni giorno. Con la pioggia o col sole, con la neve o col vento. Un po’ come i postini. [Pausa] Qualche volta, ho l’impressione che l’hobby sia il mio vero lavoro e che il lavoro serva solo a pagarmi l’hobby.
Paul: Quindi, non sei soltanto uno che passa i giorni qui dentro a dare il resto.
Auggie: Questo è ciò che vede la gente, ma non è necessariamente ciò che io sono.
Paul [guardando Auggie con occhi nuovi]: Come hai cominciato?
Auggie: A far fotografie? [Sorride] È una lunga storia. Ci vorrebbero almeno due o tre bicchieri per raccontarla.
Paul [annuendo]: Guarda un po’, un fotografo…
Auggie: Beh, non esageriamo. Scatto fotografie. Inquadro qualcosa nel mirino e schiaccio il pulsante. Non è il caso di menarla tanto con tutte quelle cazzate sull’arte.
Paul: Un giorno vorrei vedere le tue foto[grafie].
Auggie: Perché no… Dato che ho letto i tuoi libri, non vedo perché non dovrei mostrarti le mie foto[grafie]. [Pausa. Improvvisamente imbarazzato] Sarebbe un onore.
A questo punto, in dissolvenza, si arriva all’interno dell’appartamento di Auggie Wren, dove Auggie e Paul sono seduti al tavolo di cucina. Il piano è interamente occupato da grandi album di fotografie con la copertina nera. In tutto sono quattordici, e sulla costa di ciascuno è indicata l’annata, dal 1977 al 1990. L’album del 1987 è aperto davanti a Paul. Primo piano di una pagina dell’album con sei fotografie in bianconero dello stesso luogo (nell’inquadratura cinematografica se ne vedono quattro): l’angolo tra la Terza Strada e la Settima Avenue, dove c’è la tabaccheria The Brooklyn Cigar Co, alle otto del mattino. Nell’angolo in basso a sinistra di ogni stampa c’è una piccola etichetta bianca con la data: all’americana, mese, giorno e anno.
Paul volta pagina e appaiono altre sei fotografie analoghe a quelle della pagina precedente. Paul volta pagina di nuovo: stessa cosa. Un’altra pagina: stessa cosa.
Paul [stupefatto]: Sono tutte uguali.
Auggie [sorridendo, fiero di sé]: Esatto. Più di quattromila foto[grafie] dello stesso posto: l’angolo tra la Terza Strada e la Settima Avenue, alle otto in punto del mattino. Quattromila giorni, uno dopo l’altro fotografati con ogni sorta di tempo.
[Pausa] Ecco perché non posso prendermi una vacanza. Devo essere là ogni mattina. Ogni mattina, nello stesso posto, allo stesso momento.
Paul [sfogliando l’album e scuotendo ancora la testa]: Sono senza parole.
Auggie [sempre sorridendo]: Non capirai mai se non rallenti, mio caro.
Paul: Che vuoi dire?
Auggie: Che vai troppo in fretta. Quasi non le guardi, le fotografie.
Paul: Ma sono tutte uguali.
Auggie: Il posto è lo stesso, ma ogni foto[grafia] è diversa dall’altra. Ci sono mattine col sole e quelle con le nuvole, c’è la luce estiva e quella autunnale. Ci sono i giorni feriali e quelli festivi. C’è la gente con cappotto e stivali e la gente in calzoncini e maglietta. Qualche volta, la gente è la stessa; qualche volta, è diversa. E talvolta, la gente diversa diventa la stessa; mentre quella di prima scompare. La Terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la Terra con un’inclinazione diversa.
Paul [sollevando gli occhi dall’album e guardando Auggie]: Rallentare, eh?
Auggie: Sì, questo è il mio consiglio. Sai com’è: domani e domani e domani, il tempo scorre a piccoli passi.
Attenzione: questa riflessione sulla Fotografia (maiuscola!) appartiene a tempi e stagioni di sostanzioso impegno sulla stessa fotografia. Tempi e stagioni che vorrei poter ri-vivere ancora.

One Response to Domani e domani e domani

  1. fotografo tranquillo on 26 settembre 2011 at 15:38

    “Paul [sfogliando l’album e scuotendo ancora la testa]: Sono senza parole.
    Auggie [sempre sorridendo]: Non capirai mai se non rallenti, mio caro.”

    Credo che sia una frase da tener presente, ho l’impressione che dobbiamo tutti rallentare un poco ed imparare a guardare…anche i non fotografi…
    robert

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