Ritorno alla Photokina 2006

20 settembre 2012
Di Maurizio Rebuzzini

Photokina 2006

La Photokina 2006 fu illuminata dalla Horseman 3D, l’ultima a pellicola.

Ieri l’alto, diciotto settembre, a Colonia, in Germania, si sono aperti i battenti della Photokina, la più imponente e consistente fiera merceologica della fotografia, che da tempo non esaurisce il proprio compito solo con la passerella tecnico-commerciale, ma si estende alla celebrazione tutta e completa della Fotografia. In attesa delle notazioni sul suo svolgimento, torno all’edizione 2006 (successiva alle 2010 e 2008, rispettivamente richiamate ieri e l’altro ieri, diciotto e diciannove settembre, e poi, continuerò fino al ventitré, con le edizioni 2004, 2002 e 2000).
Il presente prossimo futuro. Ognuno ha i propri modi di vedere, coltivati sulla somma di esperienze individuali. Premesso questo, la relazione giornalistica dalla Photokina 2006, richiede ed esige una annotazione preliminare.
Osservazioni mirate hanno evidenziato che questa edizione della Photokina ha stabilito definitivamente il nuovo assetto commerciale della fotografia, entro il quale agiscono sia produttori storici, sia aziende che sono arrivate in fotografia provenendo da altre identità. A conseguenza, l’analisi non deve limitarsi al semplice casellario, come è stato anche fatto in un passato remoto, ma individuare filosofie di fondo, che dal presente si proiettano in avanti: appunto, il presente prossimo futuro.
Ovvero: rincorrere la novità, non è più la parola d’ordine della sintesi giornalistica; bensì, si deve andare sottotraccia, per approfondire argomenti e visioni. Le parole devono rivelare altre sostanze, dalle quali dipende -per quanto più mi interessa- la stessa espressione della fotografia: sia in termini professionali sia nell’ambito dell’applicazione privata (concentrata all’espressione di un linguaggio creativo, piuttosto che declinata nella semplice fotoricordo).
Qualsiasi viaggio nella vita, se non fosse intrapreso per ragioni umane e con comprensione e amore, sarebbe un viaggio assolutamente inutile. Parliamo sempre di qualcosa che vale la pena ricordare, dal momento che la tecnologia trasforma in realtà antichi sogni. La fonte della tecnologia applicata è quella stessa fonte che alimenta la vita e l’evoluzione dell’esistenza. Così facendo, alimenta anche la nostra immaginazione e i sogni di tutti noi. Caldeggiamo, quindi, il superamento di ogni barriera che (altrimenti) chiude/rebbe la nostra esistenza.
La Photokina 2006, con tutte le proprie manifestazioni palesi e indicazioni conseguenti, mi è apparsa con i connotati di alcune delle Città invisibili di Italo Calvino. Rientrato dalla Photokina, mettendo ordine tra tante impressioni e sollecitazioni, nella mente si sono affollati innumerevoli richiami (ribadisco individuali). Due, sopra tutti: le descrizioni che Italo Calvino fa di Tamara, nell’ambito di Le città e i segni, e Fedora, tra Le città e il desiderio.
Da Le città e i segni. 1: «L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa [...]. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono. Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d’insegne che sporgono dai muri. L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose».
Da Le città e il desiderio. 4: «Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello d’un’altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l’altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro».
La fotografia dei nostri giorni, che si è specchiata nella inequivocabile passerella della Photokina 2006, è una e tutte le città invisibili di Italo Calvino.

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