Ritorno alla Photokina 2010

Photokina 2010: fu la prima senza l’amico Jin Yamaguchi, della giapponese Horseman, al quale dedicai la relazione giornalistica, al solito tra costume, tecnica e altre considerazioni.
Piano, piano. Lentamente. Lunedì venti settembre (2010), in anticipo sull’apertura ufficiale dei padiglioni espositivi della Photokina, si sono svolte rituali conferenze stampa per la presentazione ai giornalisti di novità tecniche. Uno immediatamente dopo l’altro, due incontri temporalmente ravvicinati hanno fatto migrare la folla dei giornalisti da una sala a un’altra, senza il tempo di riprendere fiato. Niente di sconvolgente, sia chiaro: è comunque meglio e più gratificante di lavorare in fabbrica, otto ore al giorno, cinque giorni la settimana, quarantotto settimane l’anno, tutti gli anni della propria vita. Dunque, a margine, ma neppure troppo a margine, nessuno (di noi) si lamenti troppo.
Quindi, da una conferenza all’altra, riprendo, in migrazione compatta e chiassosa. Alla seconda conferenza stampa, un collega straniero accanto a me è armato di immancabile (?) computer portatile, palesemente collegato in Rete. Ascolta nulla di quanto si sta dicendo, ma edita freneticamente le fotografie scattate nel corso della prima conferenza stampa. Non ascolta, ma si lancia in tempo reale, per trasmettere al mondo, al mondo che ascolta il suo sito, che non può aspettare qualche istante di più. Da cui, eccoci, viviamo nell’epoca della rapidità a tutti i costi, della rapidità che ci siamo imposti e perseguiamo con stoltezza fuori dal comune.
Computer, con tecnologie ispiratrici e conseguenti: strumento eccezionale, strumento magico, strumento capace di fare mille e mille differenze.
Computer, con tecnologie ispiratrici e conseguenti: trappola mortale, prigionia dell’oggetto in quanto tale. Non lo richiede, il computer; ma molti (troppi?) così agiscono: trasformandolo in arma della non riflessione, del non approfondimento.
Non è in reazione a questo episodio, a questo aneddoto, per quanto significativo possa essere, ma solo per mio stile personale, di vita e mestiere: io continuo a camminare con un altro passo, privilegiando il pensiero e la sua coltivazione alla frenesia delle superficialità. In una idea eretta a ideologia e ispirazione, continuo imperterrito a privilegiare riflessioni, osservazioni e commenti che possano essere spunti utili. E che così e per questo vengono declinati e offerti. Non tanto cronaca a sé, magari anche soltanto tecnica (come si verifica altrove, secondo intenzioni esplicite di ciascuna rivista di settore), ma riflessione di mercato e sua consistenza e sue caratteristiche.
Dunque, nessuna velocità fine a se stessa, ma ancora e immancabilmente adeguata lentezza consapevole, oltre che volontaria, che si accompagna, ne sono convinto, con rapidità di pensiero e comprensione.






