Lo specifico stenopeico / 6

Fotografia stenopeica di Maurizio Rebuzzini, con Nikon D5000.
Annunciato e presentato in FOTOgraphia (cartacea), di marzo, sabato diciannove maggio si è svolto il convegno Lo specifico stenopeico. Filosofia e pratica della fotografia stenopeica, con la partecipazione, tra gli altri, di Beppe Bolchi, Luigi Cipparrone, Vincenzo Marzocchini, Maurizio Rebuzzini, Michele Smargiassi e Dino Zanier: a Senigallia, in provincia di Ancona, nella Sala del Trono del Palazzo del Duca.
Da mercoledì otto agosto, per sei giorni, fino a oggi, ho pubblicato in estratto le relazioni svolte. Dopo Vincenzo Marzocchini, Beppe Bolchi, Dino Zanier e Luigi Cipparone e Michele Smargiassi, è la volta… mia.
Stenopeico. Senza religione!
Confermo, ribadisco e ripeto: la fotografia, che deve essere un inviolabile gesto d’amore, non dipende mai da come la si realizza, ma perché lo si fa.
Sì, l’applicazione volontaria e consapevole del foro stenopeico -motivo conduttore e traccia indelebile di questo incontro/convegno- introduce una serie di valori che condivido e che mi sono particolarmente cari. Prima di tutto, e oltre tutto, per quell’attimo, che si fissa indelebilmente nel cuore e animo di ciascuno, dove rimarrà custodito per sempre, pronto a tornare in superficie per evocare vibranti emozioni. Per come la intendono in molti, la proiezione del foro stenopeico, così come la creazione di ogni immagine fotografica (chimica o digitale, poco conta), ribadisce quel processo creativo con il quale “la natura si fa di sé medesima pittrice” (espressione presa a prestito da evocazioni antiche, dell’epoca nella quale alcuni pionieri sperimentavano le strade chimiche della formazione automatica di immagini: che poi avremmo definito “fotografia”).
No, come ogni altra arbitrarietà fotografica, anche il foro stenopeico elevato ad assoluto, a religione, dischiude porte che avviano in luoghi imbarazzanti e inquietanti. Per quanto segua con passione questa espressione fotografica, che affonda le proprie radici indietro nei secoli, addirittura in tempi antecedenti la nascita della fotografia, in coincidenza di visione, sono anche convinto che molte frequentazioni stenopeiche dei nostri giorni, non tutte, per fortuna, rappresentino anche una malaugurata scorciatoia: per gli imbecilli che non hanno modo di esprimersi con capacità autentica.
Come distinguere l’una intenzione e dimensione dall’altra? Con il cuore, prima che con altri criteri possibili.
(Da e con Pino Bertelli, straordinario filosofo di strada della fotografia) Solo i poeti sanno veramente parlare della libertà, dolcissima e inebriante: il dire senza steccati (né religioni) è sempre una sfida all’indicibile, è vivere se stessi come verità che riporta e diffonde l’impensato. Soprattutto nel caso della fotografia stenopeica (ben declinata, con intenzioni d’amore), il fascino estraniato e stregato della fotografia rimanda alla parola mai detta, all’infelicità mascherata, alla violenza esasperante della quotidianità mai affrontata.
In una creatività applicata, quale è quella fotografica, quale è quella stenopeica, definita da differenze espressive immortali, il territorio della sua manifestazione esplicita è quello dell’immaginazione che va oltre l’immagine. Con Giacomo Leopardi: «L’anima s’immagina quello che non vede»… soprattutto se osserva la proiezione della luce prodotta da un piccolo foro, senza altre mediazioni.
Allora: se il linguaggio fotografico è -come effettivamente è- una straordinaria combinazione di regole logiche e usi arbitrari, la fotografia tutta (senza religioni, senza chiusure, senza barriere) deve essere un fantastico atto d’amore: solo l’amore si accorda con quella situazione di verità che restituisce alla vita la bellezza che le è propria.
Nel fotografare, ciascuno ha opinioni diverse su ciò che è degno di memoria, ma tutti abbiamo capito che se possiamo rubare un momento dall’aria (magari con una fotografia), possiamo anche crearne uno tutto nostro.
Con la fotografia tutta (anche stenopeica, soprattutto stenopeica -senza però aggiungere alcun credo assoluto e riduttivo-), è legittimo e indispensabile approdare a un effettivo riconoscimento di una fotografia che non vale solo per sé, e le proprie intenzioni e/o necessità di partenza, ma per qualcosa di altro che ciascuno trova prima di tutto in se stesso.
Maurizio Rebuzzini
In precedenza: 1 / Vincenzo Marzocchini, Fotografia Stenopeica / Pinhole Photography; 2 / Beppe Bolchi, Lo specifico stenopeico: filosofia e pratica; 3 / Dino Zanier, La fotografia stenopeica: un itinerario didattico nella scuola media; 4 / Luigi Cipparone, Ta, Da, Ca! Le origini di una scelta; 5 / Michele Smargiassi, Appunti stenopeici.






