Lo specifico stenopeico / 1

8 agosto 2012
Di Maurizio Rebuzzini

Stenopeico FOTOgraphia marzo 2012

Il convegno Lo specifico stenopeico. Filosofia e pratica della fotografia stenopeica (19 maggio 2012, a Senigallia) è stato annunciato e presentato in FOTOgraphia (cartacea), di marzo.

Annunciato e presentato in FOTOgraphia (cartacea), di marzo, sabato diciannove maggio si è svolto il convegno Lo specifico stenopeico. Filosofia e pratica della fotografia stenopeica, con la partecipazione, tra gli altri, di Beppe Bolchi, Luigi Cipparrone, Vincenzo Marzocchini, Maurizio Rebuzzini, Michele Smargiassi e Dino Zanier: a Senigallia, in provincia di Ancona, nella Sala del Trono del Palazzo del Duca.
Da oggi, otto agosto, per sei giorni, fino al tredici, pubblico in estratto le relazioni svolte. Comincio con Vincenzo Marzocchini.

Fotografia Stenopeica / Pinhole Photography
Vorrei velocemente mettere a fuoco alcune tappe storiche che ritengo fondamentali per le nostre speculazioni sullo specifico stenopeico, riguardo all’estetica e alle motivazioni dell’attuale e molto sostenuto impiego della pinhole photography.
Intanto, c’è subito da precisare che in relazione al contesto socio-economico, lo sviluppo della fotografia ha registrato probabilmente la massima diffusione della pratica stenopeica proprio nel periodo definito della maturazione della fotografia, verso la fine dell’Ottocento, nella fase che vede profonde innovazioni tecnologiche dei materiali, delle attrezzature e l’applicazione della fotografia dall’arte alla scienza, dagli studi sociali alla moda.
Dedicherò un po’ di giustificato spazio a questi passaggi storici perché i volumi sulla storia della fotografia fino a oggi pubblicati hanno del tutto ignorato o, tranne qualche eccezione, come l’excursus di Beaumont Newhall, legato a singoli importanti personaggi, non hanno concesso un’adeguata attenzione alla pratica stenopeica.
Dicevo quindi che all’interno di un fecondo periodo di fermenti innovativi tecnici (macchine e obiettivi) e chimici (lastre, carte e sensibilità delle emulsioni) si verifica negli anni 1880-1890 anche la grande diffusione della pinhole o, secondo una coeva terminologia, needhole photography.
Nei primi anni del 1880, l’egittologo inglese Flinders Petrie fotografa le piramidi con lastre di vetro 7,6×10,2cm inserite in scatole di biscotti con pinhole.
Storicamente, il termine photographie sténopaic risulta utilizzato nel manuale di istruzioni della macchina con sei aperture (sei fori) costruita dai francesi Dehors e Deslandres, e messa in vendita nel 1887.
Nel 1892, furono vendute a Londra quattromila camere pinhole.
Negli anni precedenti e successivi, uscirono numerose pubblicazioni: dai semplici manuali contenenti indicazioni generiche sulla stenoscopia a veri e propri trattati di fotografia stenopeica; in Italia, la contemplano nei loro volumi Luigi Gioppi (1887) e Giovanni Muffone (1899), Luigi Sassi con un manuale dedicato (1905).
Nel 1889, George Davison (o Davidson, fondatore della Eastman Photographie Materials Company = Kodak) realizza l’opera stenopeica Campo di cipolle (Onion Field), con la quale l’anno successivo vince un premio.
(Adesso apro una parentesi: Davison sarà il promotore della fotografia didattica con la Kodak’s Camera Pinhole realizzata dopo la sua morte e proposta in Kit dalla ditta tra il 1930-1940, però senza fortuna; in Italia, nei suoi manuali, il Muffone già dal 1899 raccomandava la fotografia stenopeica nelle scuole utilizzando scatole di cartone).
Ma torniamo allo specifico stenopeico. George Davison fu un fervido assertore della visione estetica del mondo ottenuta mediante lo stenopé al posto dell’obiettivo. Egli opera nel periodo pittorialista durante il quale la pinhole photography era suggerita nella ritrattistica e nella riproduzione di quadri, sculture, monumenti perché le immagini realizzate con questa tecnica si avvicinano di più alla tipica visione dell’occhio umano: all’assenza di dettagli troppo incisi che invece erano la caratteristica di certi obiettivi che, appunto, rendevano l’immagine meno vera.
Quindi, l’estetica pittorialista dell’impressionismo rappresenta il primo aspetto, costituisce la prima matrice dello specifico stenopeico.
Sosteneva Peter Henry Emerson, il padre del pittorialismo fotografico, che «In natura nulla ha contorni netti, ma ogni cosa è vista contro qualcosa d’altro, e i suoi contorni sfumano delicatamente in questo qualcosa d’altro, talvolta in modo così sottile che non si può distinguere dove l’una finisce e l’altra comincia. In questa mescolanza di deciso e indeciso, di perdersi e ritrovarsi , sta tutto il fascino, tutto il mistero della natura».
Ma stiamo attenti, questa estetica accentuata in alcune sue peculiarità, i profili indefiniti, l’evanescenza dei soggetti, il disfacimento della materia, i contrasti di luce, l’atmosfera sospesa, non è altro che la stessa tendenza estetica che riscontriamo in gran parte della fotografia contemporanea non stenopeica. Allora secondo il sillogismo sofistico la fotografia stenopeica si colloca in piena contemporaneità artistica.
Quindi non è più fotografia di rottura!? Si potrebbe tranquillamente obiettare.
Invece, vero il contrario: la fotografia digitale è l’espressione dell’asservimento tecnologico, dell’assuefazione all’ideologia del potere dominante; la fotografia stenopeica è di rottura e di contestazione perché si basa sul minimo impiego di tecnologia. [...]
Signori, ecco, tutto questo è lo specifico stenopeico! È sugli aspetti estetici che caratterizzano la produzione fotografica contemporanea, aspetti però ottenuti con il più basso impiego di tecnologia, che direi vada focalizzata la nostra attenzione.
Vincenzo Marzocchini

A seguire: 2 / Beppe Bolchi, Lo specifico stenopeico: filosofia e pratica; 3 / Dino Zanier, La fotografia stenopeica: un itinerario didattico nella scuola media; 4 / Luigi Cipparone, Ta, Da, Ca! Le origini di una scelta; 5 / Michele Smargiassi, Appunti stenopeici; 6 / Maurizio Rebuzzini, Stenopeico. Senza religione!

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