Ciao, Gabriele

Gabriele Basilicodi Maurizio Rebuzzini

Questa mattina è mancato Gabriele Basilico, certamente uno dei più significativi fotografi italiani del nostro tempo. Non occorre ripercorrerne le tappe, quantomeno non ora, non qui. Ciò che in questo momento si affaccia alla mente, arrivando direttamente da cuore, è solo il dolore, la costernazione, lo sconforto per una esistenza troncata anzitempo.
La fotografia di Gabriele Basilico è da tempo nota, oltre che ampiamente apprezzata. Con passi di diversa cadenza, le sue visioni del territorio, soprattutto urbano, ma non soltanto, non hanno rappresentano ciò che la superficie apparente delle immagini raffigura: non file di fabbricati, inquadrati e composti con il rigore formale che ha definito lo stilema dell’autore (e che ha fatto Scuola, maiuscola volontaria e d’obbligo), ma, come sempre, autentici momenti di esistenza fisica, di realtà esistenziale.

Basilico Bari copertina

Per mille motivi, il mio ricordo di Gabriele Basilico si allinea con il suo avvincente progetto fotografico su Bari, di una mezza dozzina di anni fa.


Per mille e mille e mille motivi -tutti miei-, ora mi assalgono le fotografie che una mezza dozzina di anni fa furono raccolte in volume e allestite in una mostra che mi fu particolarmente cara: Basilico.Bari0607, scheggia di un’ampia e articolata produzione fotografica. Città di mare, come molte altre di quelle osservate da Gabriele Basilico all’indomani della sua partecipazione alla straordinaria Mission Photographique de la Datar, a metà degli anni Ottanta, Bari è assolutamente unica, come uniche sono, in definitiva, tutte le città del mondo, disegnate e definite da proprie storie, proprie vicende, propria vita.
Basilico Bari lavorazione

Fase di lavorazione degli ingrandimenti della mostra Basilico.Bari0607, nel fotolaboratorio De Giglio, del capoluogo pugliese.


A chi non la sa decodificare, l’apparenza dell’osservazione fotografica di Gabriele Basilico avrebbe potuto indurre in errore: guai pensare a un suo distacco con i soggetti che ha composto sul vetro smerigliato del suo apparecchio fotografico inviolabilmente fissato su treppiedi (l’annotazione tecnica riguarda l’applicazione implicita di un linguaggio). Al contrario, i suoi racconti sono sempre stati emotivamente partecipati. E la sua Bari è la mia terra di sogno.
Grazie, Gabriele. Grazie per tanto.

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