Simil Weegee

Occhio indiscreto 01di Maurizio Rebuzzini – Ricerca iconografica di Filippo Rebuzzini

Indipendentemente da molto, e a parte il soggetto fotografico, che a noi interessa in modo particolare, Occhio indiscreto, di Howard Franklin (The Public Eye; Usa, 1992), è un buon film, che merita di essere guardato e riguardato, anche solo per se stesso. In ogni caso, e oltre il suo valore assoluto, è un film ad alto tasso fotografico.

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Locandine della edizione italiana del film Occhio indiscreto e di quella originaria The Public Eye, di Howard Franklin, del 1992.


Purtroppo, per motivi che ci sfuggono, in Italia non è stato pubblicato in Dvd, così che il suo reperimento è limitato all’edizione originaria statunitense -appunto in Dvd-, e a qualche riversamento italiano da videocassetta, che circola clandestinamente.
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Come certificano i posati dell’attore protagonista Joe Pesci, il fotografo del film Occhio indiscreto, di Howard Franklin, del 1992, è stato disegnato a ispirazione della figura del celebre Weegee, fotocronista newyorkese degli anni Trenta e Quaranta.


Nel 1992, quando Occhio indiscreto arrivò sugli schermi italiani (meteora presto svanita), se ne parlò tanto. Siccome molto cade sempre più precipitosamente nel dimenticatoio (forse tutto), all’indomani del proprio momento di gloria e notorietà, la vicenda a sfondo fotografico si è presto esaurita in se stessa. La locandina dell’epoca e la confezione della videocassetta non ammettono equivoci. Non ci si può sbagliare, il richiamo è esplicito: «Omicidi. Scandali. Crimini. Non è importante su cosa punta l’obiettivo, lui scatta solo delle foto…».
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In Occhio indiscreto sono state rievocate molte situazioni reali riconducibili a Weegee.


Non c’è alcun dubbio, e lo ribadiamo: si tratta della messa in scena di un reporter anni Quaranta sullo stile di Weegee, il celebrato fotografo di cronaca nera newyorkese che nella propria autobiografia didascalizzò un mandato di pagamento di Time Incorporated, relativo alla fotografia di due assassinati come “L’omicidio è stato il mio lavoro” (Weegee by Weegee; Ziff-Davis Publishing Company; New York, 1961 / Weegee di Weegee. Un’autobiografia; traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini; Contrasto, 2011; 176 pagine 15x21cm; 78 illustrazioni; 19,90 euro).
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Check for Two Murders (1939 circa): riproduzione di una ricevuta di Time Incorporated, per la fotografia di due morti assassinati. Weegee l’ha didascalizzata come Murder was my business: l’omicidio è stato il mio affare (il mio lavoro).


Così come l’originale Weegee, anche il cinematografico Bernzy o Grande Bernzini (Leon Bernstein) si muove nel sottobosco newyorkese: in una città violenta, nella quale ogni notte si rinnova la sfida della vita, e dove il valore dell’esistenza non supera i tre dollari a cadavere con i quali i giornali di nera pagano ogni fotografia di morti ammazzati. Sullo schermo, un ottimo Joe Pesci replica bene modi, gesti e atteggiamenti nei quali ognuno è disposto a individuare il leggendario Weegee, a partire dall’immancabile sigaro tra i denti, anche quanto il mirino della Speed Graphic è portato all’occhio. E non mancano, sia chiaro, consistenti riflessioni sulla fotografia, che contornano la vicenda principale, di altro indirizzo.
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Le scenografie che richiamano la camera oscura fotografica sono sempre intonate in rosso: più comprensibile delle luci di sicurezza reali, inattiniche.


Collegando Weegee al cinema, nel senso di Occhio indiscreto, non si può dimenticare un sostanzioso precedente, ancora cinematografico. La prima raccolta di fotografie di Weegee, Naked City, pubblicata nel 1945 (edizione originaria Essential Books; riedizioni Da Capo Press del 1975 e 1985), ispirò l’omonimo film poliziesco di Jules Dassin (Usa, 1948; in Italia, La città nuda), al quale lo stesso Weegee fece da consulente e fotografo di scena.
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Finale del film Occhio indiscreto. A conclusione di una intricata vicenda criminale, il fotocronista Leon Bernstein (Bernzy o Grande Bernzini) affronta una strage di mafia.


Proprio su questo set, Stanley Kubrick, allora fotoreporter inviato da Look Magazine, incontrò Weegee, che nel 1963 volle come fotografo di scena per il suo Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb (in Italia, tradotto letteralmente in Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba). Nota di costume: l’accento anglotedesco di Weegee è stato copiato da Peter Sellers per caratterizzare il personaggio dello scienziato nazista pazzo che ama la bomba.
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Stanley Kubrick, regista, e Weegee, fotografo di scena, sul set del film Il dottor Stranamore (1963): tra le mani di Weegee una Rolleiflex insonorizzata, che richiama l’attenzione del regista.


Il film di Jules Dassin ha replicato lo spirito e il clima della raccolta fotografica originaria. A propria volta, dal film fu derivata una avvincente serie televisiva, che è andata in onda negli Stati Uniti dal 1958 al 1963, registrando quattro stagioni successive. La serie ha vinto quattro Emmy per serial televisivi di prima serata e ottenuto una consistente serie di altri riconoscimenti. Come ricorda lo scrittore Lawrence Block, in Mille modi di morire (traduzione risicata dell’originario Eight Million Ways To Die; Il Giallo Mondadori / 1803, del 21 agosto 1983), alla fine del telefilm una voce dai toni profondi e drammatici recitava: «Ci sono otto milioni di storie nella città nuda. Questa è una di quelle».
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Weegee davanti al manifesto del film The Naked City, di Jules Dassin, del 1948, ispirato dalla e alla sua raccolta di immagini, per l’appunto Naked City, originariamente pubblicata da Essential Books, di New York, nel 1945.


Personalmente, consideriamo Naked City una delle più significative e incisive raccolte della Fotografia, con la quale confrontarsi per decifrare e considerare l’essenza del suo stesso linguaggio espressivo.
In Naked City sono raccolte fotografie di archivio, che Weegee ha rivisto e riaccostato tra loro in sequenze e collegamenti diversi dai rispettivi utilizzi originari, dividendole in capitoli tematici. Esaurite le rispettive cronache newyorkesi di origine, non solo di nera, ma soprattutto di nera, le immagini raccontano con un ritmo visivo nuovo e innovativo. E nel film Occhio indiscreto, il fotografo protagonista Leon Bernstein, detto Bernzy o Grande Bernzini (ottimamente caratterizzato da un credibile Joe Pesci), è alle prese con la messa in pagina di un suo libro… che è proprio Naked City.
Successivamente, molte di queste fotografie sono state riproposte in raccolte monografiche d’autore, andando a comporre i tratti di una personalità tra le più straordinarie della fotografia del Novecento. Tutte queste monografie moderne (e sono tante, mai troppe) sono state prodotte con particolare attenzione, tanto da vantare, tra l’altro, un’ottima riproduzione litografica, che non qualifica, invece, Naked City. Quindi, se si vogliono avvicinare le fotografie di Weegee nella propria alta qualità formale sono indispensabili le raccolte successive: tanti i titoli tra i quali scegliere.
Però, la sequenza originaria di Naked City mette a diretto contatto con lo spirito dell’autore. Ancora oggi, a distanza di sessanta anni abbondanti, è emozionante sfogliare il libro.
Ovviamente, Weegee è un soprannome. Il fotografo di cronaca nera newyorkese degli anni Trenta e Quaranta è nato Usher Fellig, a Zloczów, vicino a Lemberg (Austria-Galizia; oggi Zolochiv, Ucraina), il 12 giugno 1899, per diventare Arthur Fellig, arrivando a New York, nel 1909 (o 1910). È vissuto nel Lower East Side, di New York, assieme a tanti altri immigrati.
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Il più celebre e noto ritratto di Weegee, del 1942, lo ritrae in posa con la Speed Graphic dotata di flash a lampadine e sigaro tra i denti. Stessa combinazione per altre due raffigurazioni analoghe e coincidenti, sempre con Speed Graphic, flash e sigaro: autoritratto del 1940 (circa) e ritratto eseguito da Lisette Model, nel 1945, all’indomani della pubblicazione di Naked City. Quindi, posato di Joe Pesci, protagonista di Occhio indiscreto, che replica la sostanza della raffigurazione di Weegee.


Fonti accreditate e autorevoli annotano che il fortunato soprannome Weegee, attribuitogli all’inizio della sua carriera giornalistica, nasce da una trascrizione fonetica (onomatopeica) di Ouija (un tavolo con le lettere dell’alfabeto, usato per la divinazione). Si deve al suo arrivo sulla scena del crimine, di incendi o altre situazioni di emergenza, pochi minuti dopo la segnalazione alle autorità.
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Posato di Joe Pesci, nei panni di Bernzy, fotografo protagonista di Occhio indiscreto, allo studio ambulante nel portabagagli della propria automobile, che riprende e ripropone la realtà di Weegee, che attrezzò la sua Chevrolet per agire tempestivamente nella cronaca nera newyorkese degli anni Trenta e Quaranta.


A volte, Weegee si è attribuito il conio del soprannome, altre volte lo ha accordato alle receptionist dell’agenzia Acme Newspictures e a un funzionario di polizia. In ogni caso, in larga misura, la tempestività del suo fotogiornalismo nella cronaca nera newyorkese si è basata, se non già addirittura costruita, sullo studio ambulante nel portabagagli della sua Chevrolet, attivo dal 1935. Weegee aveva anche ottenuto il permesso di installare una ricetrasmittente sintonizzata sulle onde radio della polizia.

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