La democrazia salvata dai cittadini

Baredi Lello Piazza e Maurizio Rebuzzini

Vicenda lontana nel tempo (?), ma ancora e sempre di attualità. Dalla primavera 2004, concentrate considerazioni sulla vicenda delle fotografie delle bare che riportano in patria i caduti statunitensi in Iraq, che hanno colpito le coscienze, non soltanto americane, più profondamente delle crude fotografie dei combattimenti. Soltanto note iniziali, a fronte di una questione di Fotografia, di comunicazione visiva, di significati impliciti ed espliciti, che per la propria portata richiede(rebbe) ulteriori riflessioni e considerazioni.
Si tratta di affrontare e approfondire il valore e peso dell’Immagine nel proprio complesso, nel proprio insieme, che certamente non cambia lo svolgimento del Mondo, non può modificare lo svolgimento del Mondo, ma comunque contribuisce alla formazione delle coscienze: e non è certo poco. Inoltre, si tratta anche di riferirsi a una sorta di fotogiornalismo composto da immagini quotidiane, originate in altri ambiti e con altre intenzioni, che finiscono per raccontare la Storia.

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Le fotografie delle bare dei soldati uccisi in una guerra ufficialmente non tale compongono un inquietante capitolo del lungo percorso dell’indelebile presenza della guerra in immagini “di profilo”, in immagini di apparente assenza di guerra.

Come si sottolinea, queste fotografie delle bare dei soldati uccisi in una guerra ufficialmente non tale (all’indomani della conclusione del conflitto originario) compongono un altro capitolo del lungo percorso dell’indelebile presenza della guerra in immagini “di profilo”, in immagini di apparente assenza di guerra. Le odierne considerazioni vadano intese come interlocutorie.
«Ma ora la politica del sudario ufficiale è stata sollevata dalla signora con la macchina fotografica. Poche ore prima della diffusione delle fotografie, inaspettatamente il Pentagono si era affrettato a mettere in Internet le proprie fotografie ufficiali del trasporto delle salme, che poi ha di nuovo oscurato. Un “riesame della decisione” è in corso, tra Casa Bianca, militari, sondaggisti, esperti di media, avvocati che hanno fatto ricorso ai tribunali per spezzare il blackout, per rompere anche questa dissennata bugia di guerra, incrinata da una donna di mezza età con una macchina fotografica».
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Le fotografie delle bare dei caduti in Iraq, ordinate per il ritorno in patria, sono state pubblicate in tutto il mondo (qui, Il Manifesto e La Repubblica).

Così, sabato 24 aprile 2004, in una delle sue brillanti cronache dagli Stati Uniti per il quotidiano La Repubblica, Vittorio Zucconi concludeva l’articolo riguardante le fotografie delle bare, finite sulla prima pagina del Seattle Times, poi riprese da altri quotidiani americani quindi lanciate in Rete. Non lo scoop di un grande fotografo, non il segreto violato da una gola profonda, ma le fotoricordo di Tami Silicio, impiegata di una ditta che lavora per il Pentagono all’aeroporto internazionale di Kuwait City, avevano destabilizzato la politica di menzogne (almeno visive) del governo americano. Una semplice cittadina ha scattato queste fotografie e le ha passate a un giornale per la pubblicazione, non per denaro, ma per rispetto di altre madri, del loro dolore per i figli caduti. Ed è stata immediatamente licenziata.
Nota bene: se parli delle bare succede poco, ma se fai vedere le fotografie ti si scagliano contro.
Questo caso conferma la straordinaria importanza delle testimonianze fotografiche. Conferma anche l’esistenza di un potere, che comunque resta nelle mani di privati cittadini cui le circostanze permettono di svolgere quel ruolo fondamentale che da sempre spetta al giornalismo: informare il pubblico e controllare gli abusi e le menzogne degli apparati di governo.
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Se parli delle bare succede poco, ma se fai vedere le fotografie ti si scagliano contro.

Nel 1968, Elsa Morante pubblica una raccolta di poesie che intitola Il mondo salvato dai ragazzini: per la scrittrice il mondo è profondamente malato e forse inguaribile. I bambini e gli adolescenti sono gli unici depositari di una purezza e di una fiducia nella vita che può rappresentare la salvezza del mondo. Più o meno negli stessi anni, Martin Luther King dice: «La cosa peggiore non è la violenza degli uomini malvagi, ma il silenzio degli uomini giusti».
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La vicenda delle fotografie delle bare dei soldati americani conferma l’importanza delle testimonianze visive. Conferma anche la possibilità che hanno i cittadini di svolgere un proprio ruolo “giornalistico”: informare il pubblico e controllare gli abusi e le menzogne dei governi.

Forse Tami Silicio rappresenta un cittadino che non è stato in silenzio, che mostra di avere la purezza dei ragazzini della Morante. Non il mondo, ma la democrazia salvata da cittadini.

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