Leica: The Craft of Photography

Leica Craft Bryan Adamsdi Antonio Bordoni
ricerca iconografica di Ciro Rebuzzini

Il sottile e delicato rapporto che lega, e collega, il fotografo ai propri strumenti è stato osservato da infiniti punti di vista; non ultimo da un’ipotesi di compiacente feticismo dell’oggetto. Però si è sempre trattato di parole declinate con timidezza, pudore e (addirittura) apprensione. Una campagna internazionale Leica del 2002, e poco oltre, ha affrontato con piglio l’argomento: ha visualizzato mani di celebri fotografi che impugnano apparecchi Leica. I meriti sono equamente spartiti.

Fondo rigorosamente nero. L’uniformità e continuità della serie di annunci sono date sia dall’impostazione omogenea dei singoli soggetti sia dalla collocazione dei riferimenti ufficiali, che ribadiscono quel “Leica, My point of view” (Leica, il mio punto di vista) che da tempo identifica la personalità della casa di Solms. Una volta ancora, non si tratta di una affermazione chiusa in se stessa, in una visione ristretta -soltanto tecnica-, ma di una volontaria e cosciente dichiarazione di intenti, che si allarga ed estende al più completo e vasto discorso fotografico: dalla tecnica al linguaggio, all’applicazione.
La medesima linea conduttrice -filosofica (?), ideologica addirittura (?)- definisce, qualificandola, questa campagna internazionale Leica [del 2002], alla quale stiamo per riferirci: appunto in straordinario equilibrio tra la visualizzazione dell’oggetto originario (un apparecchio Leica, ovviamente) e la propria proiezione nell’impiego quotidiano.

Leica Craft Salgado

Sebastião Salgado (Leica M7): «Per me il fotoreportage riguarda la dignità umana».

L’headline The Craft of Photography ha celebrato la Fotografia (la maiuscola è volontaria), prima ancora di riferirsi al prodotto, per quanto implicito [il sistema fotografico Leica dei tempi: M7, R8 e Digilux1), oggettivamente di rimbalzo. Dunque si è trattato di una campagna pubblicitaria internazionale, programmata soprattutto per i paesi di lingua inglese e tedesca, che ha reso merito soprattutto e prima di tutto al proprio mondo (fotografico), nel quale l’idea Leica si inserisce, e al quale la filosofia Leica offre preziosi strumenti per manifestarsi dovutamente.

Leica Craft Klein

William Klein (Leica M7): «Senza un buon occhio, non ci sono buone fotografie. Ma senza buone mani nemmeno una fotografia».

Davanti a tutto, e prima di tutto, c’è il fotografo, che esprime la propria capacità di vedere e raccontare emozioni e sensazioni, usando strumenti e mezzi messi a disposizione da analoghe e paritetiche capacità progettuali e costruttive. La linea che collega l’autore con i propri strumenti espressivi è continua, diretta e senza soluzione di continuità. Dai fotografi alla Leica, e ritorno, in un concetto di realizzazione fotografica che può essere considerato effettivamente unico nella particolare storia evolutiva del linguaggio visivo.

Leica Craft Gibson

Ralph Gibson (Leica M7): «Le fotografie mostrano quello che io penso della realtà».

Oltre il richiamo fotografico principale, anche la declinazione dei termini è in perfetta sintonia con la sintesi dei soggetti: mani di fotografi che impugnano, in un certo senso, gli apparecchi Leica. I testi sono altrettanto espliciti, a partire dall’headline The Craft of Photography. Infatti, nella combinazione delle parole, l’inglese “Craft” sta per arte, abilità, maestria o destrezza. In un senso più lato intende anche lo strumento, l’utensile del mestiere artigianale, dell’arte manuale, da distinguere dal “tool”, strumento meccanico. È ovvio che Craft/arte manuale/mestiere artigianale si riferisce esplicitamente alle mani dei fotografi, ma non bisogna essere troppo frettolosi nelle conclusioni.

Leica Craft Goldin

Nan Goldin (Leica M7): «La Leica ha una propria anima, una poeticità e magia che nessuna altra macchina fotografica possiede».

Anche la Leica è un utensile, uno strumento (appunto “tool”, nella serie degli annunci; ma anche “craft”, nella propria concezione): sì meccanico, sì industriale, ma pieno e forte di una propria anima in pertinente sintonia con le intenzioni espressive di chi sa mettere a buon frutto le proprie particolari doti/dotazioni tecniche, che non sono soltanto tali (tecniche). E che da settantacinque anni abbondanti [ormai ottantacinque] contribuiscono a scrivere capitoli fondamentali della storia evolutiva del linguaggio fotografico, e della Storia del nostro mondo.

Leica Craft Rosing

Norbert Rosing (Leica R8): «Nelle mie fotografie catturo la natura per sostenerla nella realtà».

La campagna internazionale Leica The Craft of Photography è stata disegnata dallo studio Heine/Lenz/Zizka, di Francoforte, che ha curato il concetto e l’esecuzione; le fotografie delle mani di celebri fotografi che impugnano apparecchi Leica sono state riprese da Maik Scharfscheer.

Leica Craft Bryan Adams

Bryan Adams (cantante e musicista; Leica M7): «Tratto la mia Leica come tratto la mia voce».

I soggetti sono presto rivelati: Sebastião Salgado (Leica M7: «Per me il fotoreportage riguarda la dignità umana»); William Klein (Leica M7: «Senza un buon occhio, non ci sono buone fotografie. Ma senza buone mani nemmeno una fotografia»); Ralph Gibson (Leica M7: «Le fotografie mostrano quello che io penso della realtà»); Nan Goldin (Leica M7: «La Leica ha una propria anima, una poeticità e magia che nessuna altra macchina fotografica possiede»); Norbert Rosing (Leica R8: «Nelle mie fotografie catturo la natura per sostenerla nella realtà»); Christopher Forbes (amministratore delegato Forbes Group; Leica Digilux 1: «Guardi più da vicino, sei più veloce, ottieni la storia migliore»); e Bryan Adams (cantante e musicista; Leica M7: «Tratto la mia Leica come tratto la mia voce»).
(da FOTOgraphia, settembre 2002)

One Response to Leica: The Craft of Photography

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