Novantanove anni Leica

Leica 99Years 136-137di Maurizio Rebuzzini

Leica 99Years 136-137

Nel 1961, si è raggiunto il numero di matricola 1.000.000. In Ninety Nine Years Leica, la vicenda è sottolineata dalla storia di un collezionista americano, che, possedendo un esemplare Leica I con matricola 213, ha ricercato e trovato la Leica M3 con numero di matricola 1.000.213. Quindi, ha richiesto una targa automobilistica analogamente personalizzata: Leica 213.

Datando l’anticipatoria UR-Leica, di Oskar Barnack, al 1914, una intensa ed esemplare monografia celebra i novantanove anni di storia Leica: per l’appunto, 1914-2013. Ninety Nine Years Leica è un libro irrinunciabile, sia per la propria intelligenza manifesta, sia per il punto di vista originale, attraverso il quale stabilisce i termini e il senso di una autentica leggenda. Specchio fedele della attuale personalità tecnico-commerciale della casa tedesca, questo volume canonizza la propria storia in riferimento a quella complessiva della fotografia. Straordinario esempio di coerenza produttiva, in un racconto altrettanto fantastico.
Lasciando ad altri il certosino computo dei modelli e delle varianti, oltre che delle rispettive caratteristiche, Ninety Nine Years Leica compone i tratti di una disamina storica priva di qualsivoglia nostalgia e malinconia del passato, per proiettare Leica al presente e futuro. Ovverosia fa bandiera e vanto della Storia, non relegata a se stessa, ma capace di imprimere radici solide, per fiori e frutti di sistematica attualitĂ .
L’edizione libraria inizia con un piglio che la dice lunga sulla consistenza dei progetti Leica dei nostri giorni, proiettati sul mercato fotografico futuro e futuribile. Parafrasi del film del 2007, di Francis Lawrence, con Will Smith nei panni del sopravvissuto Robert Neville, dall’omonimo romanzo di Richard Matheson, I am Legend (Io sono leggenda), e con richiami alla musica di Bob Marley, è una affermazione totale, che abbraccia la storia per offrirla all’attualità.
La monografia è un’edizione preziosa anche dal punto di vista formale. Una grafica ardita, ma efficace (firmata dall’art director Till Schaffarczyk), riporta al solo presente concetti che, se rimanessero storici, sarebbero sterili e soltanto autoreferenziali. In questo senso, e con ammirazione, è un volume dei nostri giorni, che interpreta la propria forma cartacea nell’era della comunicazione rapida ed effimera della Rete. Ovverosia, è un’opera che fa stilema espressivo della propria forma, sia per rivolgersi al pubblico tutto, sia per distinguere l’approfondimento dalla nozione in rapido esaurimento.
…Continua su FOTOgraphia 189 marzo 2013

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