Ecco il re!

Elvisdi Maurizio Rebuzzini

Elvis

Elvis, Scotty Moore, alla chitarra, Bill Black, al basso, e DJ Fontana, alla batteria, in concerto allo Stage Show; 17 marzo 1956.

I riflettori -è il caso- si accendono sugli esordi della parabola di Elvis Presley, l’indiscusso Re del Rock’n’Roll. Le fotografie del bravo fotogiornalista Alfred Wertheimer non si esauriscono nel racconto del soggetto dichiarato; più in profondità, la raccolta Elvis and the Birth of Rock and Roll rivela il momento e il clima di una metamorfosi musicale, alla quale ha fatto immediatamente corollario una trasformazione culturale del mondo.
Leggenda? Realtà? Delle due, entrambe. Forse. Nei primi mesi del 1956, quando al fotografo Alfred Wertheimer fu chiesto di realizzare un servizio su Elvis Presley, lui chiese stupito «Elvis chi?». Prontamente, dall’ufficio pubblicitario della Rca Victor, una delle più importanti etichette musicali del tempo, gli risposero che quell’incarico a Memphis sarebbe stato il lavoro della sua vita. Erano certi che il ventunenne Elvis Presley si sarebbe presto imposto nel panorama della musica statunitense e avrebbe dato avvio a una autentica epopea.
Seguendo il cantante come un’ombra, Alfred Wertheimer ha avuto accesso illimitato alla vita pubblica e privata di Elvis Presley, del quale ha registrato ogni mossa: sia sui palcoscenici dove si esibiva, sia nei corridoi bui del retroscena, dove seduceva giovani fan, smaniose di un qualsivoglia incontro ravvicinato. In quel 1956 di origine, Alfred Wertheimer ha scattato oltre tremila fotografie, realizzando una impressionante galleria visiva di un personaggio che stava per affermarsi come fantastica superstar del costume di un’epoca in rapida trasformazione sociale.
Curiosamente, ma forse neppure poi tanto curiosamente, le fotografie di Alfred Wertheimer rispecchiano il clima e senso delle canzoni di Elvis Presley, che -a propria volta- riflettono il clima del proprio tempo: dall’incessante ritmo di Heartbreak Hotel e Jailhouse Rock ai sentimentalismi di Love me Tender e Don’t Be Cruel. Senza soluzione di continuità, si passa dall’esuberanza dei concerti alla lievità del dietro-le-quinte, alla rivelazione dell’uomo oltre la propria apparenza.
…Continua su FOTOgraphia 188 febbraio 2013

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