È paesaggio

Rafal Maleszykdi Angelo Galantini

Rafal Maleszyk

Dalla serie Plastic Landscapes, di Rafal Maleszyk, autore che interpreta la natura con attenzione mirata e particolare: persino appassionante e condivisibile.

Oltre la fotografia di dichiarato impegno sociale, che si esprime nell’osservazione e rilevazione della vita nel proprio svolgersi, la sola estetica di un linguaggio tanto specifico (per l’appunto, fotografico) può valere per le buone intenzioni dell’autore. Polacco di nascita, residente nelle Hawaii, il bravo e capace Rafal Maleszyk interpreta il paesaggio naturale in un bianconero di antiche radici e straordinario sapore. La sua fotografia non va oltre i presupposti dichiarati di essere soltanto tale: aggraziato esercizio estetico capace di raggiungere l’animo dell’osservatore. Come è capitato di annotare in altre occasioni, la fotografia si esprime con intenzioni diverse e proprie. La discriminante non attraversa soltanto il riconosciuto impegno civile (etico e morale) di certa fotografia di coscienza, soprattutto svolta e assolta da un attento fotogiornalismo, con propri annessi e connessi. Se e quando la fotografia non ha altre intenzioni oltre se stessa e la propria superficie a tutti apparente, si impone con e per altri concetti e valori selettivi: quelli dello svolgimento coordinato e convinto… e di riconosciuto amore.
La fotografia di Rafal Maleszyk si rivolge al paesaggio naturale e panorama, senza voler esprimere altro che i propri connotati formali, che confezionano contenuti di sola e ricercata osservazione d’intorno: «Per me, la fotografia è una concreta forma d’arte. Mi permette di esprimere le mie esperienze più intime con la natura». Da cui, fotografie piene di forza, selvatiche, delicate, commoventi, gioiose. A volte, tutti questi connotati insieme.
Anche quanto si indirizza verso alterazioni che altrove sono state osservate da una fotografia giornalistica di disappunto e contrarietà, alla quale corrispondono svolgimenti coerenti, trattati in punta di obiettivo (oggi, in punta di pixel), con rappresentazioni, interpretazioni, inquadrature e composizioni in forma di denuncia, Rafal Maleszyk non si discosta dal suo passo e ritmo… e rimane inviolabilmente se stesso. È il caso, per entrare nello specifico, dell’invadente presenza di plastica che altera la naturalezza del paesaggio, rivelando l’incuria dell’uomo, forse addirittura la sua stoltezza e ottusità. Dunque, non fotogiornalismo d’assalto e trincea, ma sempre e comunque delicatezza dello sguardo, che si indirizza lieve: fino all’estetizzazione in forma di bello, per quanto natura e cultura condividano lo stesso impoverimento.
…Continua su FOTOgraphia 188 febbraio 2013

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