Simil Weegee

Occhio indiscretodi Maurizio Rebuzzini – Ricerca iconografica di Filippo Rebuzzini

Occhio indiscreto

Come certificano i posati dell’attore protagonista Joe Pesci, il fotografo del film Occhio indiscreto, di Howard Franklin, del 1992, è stato disegnato a ispirazione della figura del celebre Weegee, fotocronista newyorkese degli anni Trenta e Quaranta.

Indipendentemente da molto, e a parte il soggetto fotografico, che a noi interessa in modo particolare, Occhio indiscreto, di Howard Franklin (The Public Eye; Usa, 1992), è un buon film, che merita di essere guardato e riguardato, anche solo per se stesso. In ogni caso, e oltre il suo valore assoluto, è un film ad alto tasso fotografico. Soprattutto, è una sostanziosa evocazione sceneggiata della figura di Weegee, fotocronista newyorkese degli anni Trenta e Quaranta.
Nel 1992, quando Occhio indiscreto arrivò sugli schermi italiani (meteora presto svanita), se ne parlò tanto. Siccome molto cade sempre più precipitosamente nel dimenticatoio (forse tutto), all’indomani del proprio momento di gloria e notorietà, la vicenda a sfondo fotografico si è presto esaurita in se stessa. La locandina dell’epoca non ammette equivoci. Non ci si può sbagliare, il richiamo è esplicito: «Omicidi. Scandali. Crimini. Non è importante su cosa punta l’obiettivo, lui scatta solo delle foto[grafie]…». Non c’è alcun dubbio, e lo ribadiamo: si tratta della messa in scena di un reporter anni Quaranta sullo stile di Weegee, il celebrato fotografo di cronaca nera newyorkese.
Così come l’originale Weegee, anche il cinematografico Bernzy o Grande Bernzini (Leon Bernstein) si muove nel sottobosco newyorkese: in una città violenta, nella quale ogni notte si rinnova la sfida della vita, e dove il valore dell’esistenza non supera i tre dollari a cadavere con i quali i giornali di nera pagano ogni fotografia di morti ammazzati. Sullo schermo, un ottimo Joe Pesci replica bene modi, gesti e atteggiamenti nei quali ognuno è disposto a individuare il leggendario Weegee, a partire dall’immancabile sigaro tra i denti, anche quanto il mirino della Speed Graphic è portato all’occhio. E non mancano, sia chiaro, consistenti riflessioni sulla fotografia, che contornano la vicenda principale, di altro indirizzo.
…Continua su FOTOgraphia 186 novembre 2012

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