Editoriale FOTOgraphia 182 giugno 2012

Copertina FOTOgraphia 182 giugno 2012

 

 
  Fermo restante che anche qui, che ancora qui, ribadisco e confermo che le sentenze delle giurie vanno accettate, mi riservo un ulteriore commento dallo svolgimento dei Sony World Photography Awards 2012, che presentiamo, su questo stesso numero. Come annotato nel corso della relazione, due serie di ritratti si sono imposte in categorie che richiederebbero altri svolgimenti: Contemporary Issues e Sport. La consecuzione è doppia, almeno: uno, sottolineo lo slittamento delle definizioni, sollecitato dalla continua trasformazione della fotografia contemporanea; due, ribadisco un certo abuso del ritratto, là dove e quando non si hanno capacità di affrontare gli argomenti con esposizioni adeguate (ne abbiamo riflettuto, nel settembre 2007, rilevando l’essenza di Identità incerte).
Ora e qui è doveroso entrare nel dettaglio. Le evanescenti ragazzine del fotoreportage di Kasia Bielska, la cui rarefazione intellettiva è accentuata da una interpretazione fotografica in toni alti, starebbero a raccontare l’ambizione a entrare nel mondo della moda, che sta invadendo i paesi dell’Est europeo: primo premio Photojournalism & Documentary – Contemporary Issues. Davanti a un fondo neutro, ragazzine diafane hanno posato in biancheria intima, rivelando corpi ancora acerbi, ancora immaturi: svolgimento veramente povero, che fa il paio con l’altrettanta miseria espressiva del reportage dell’inglese Anastasia Taylor-Lind, sullo stesso argomento, terzo posto in Photojournalism & Documentary – Arts & Culture. In sovramercato, l’affermazione di Kasia Bileska è andata a scapito del bravo italiano Alessandro Grassani e del convincente argentino Gustavo Jononovich, terzo e secondo di categoria con rispettivi reportage di ben altra intensità.
Tali e quali i ritratti di pugili, in dittico con testimonianze concettuali del loro sforzo atletico, degli inglesi Palmer + Pawel, che nel Photojournalism & Documentary – Sport hanno sopravanzato un paio di autentici reportage a tema: lo sport nei propri gesti atletici effettivi e identificabili come tali.
Orbene: che dire? che pensare? Ancora una volta non posso trattenere la mia completa e integra perplessità sul (banale) ritratto posato che si sostituisce al racconto fotogiornalistico, senza avere effettivi requisiti narrativi e interpretativi. Da cui, riprendo quanto Jean-François Leroy, inventore e direttore di Visa pour l’Image, ha confessato a Michele Smargiassi (La Repubblica, del 17 agosto 2008) e in molte altre circostanze ufficiali: la noia (!) lo assale ogni anno, mentre sfoglia le immagini da selezionare per le mostre e i premi da assegnare. Di noia, il fotoreportage potrebbe morire, afferma Jean-François Leroy, e aggiunge: «non ne posso più di tutti questi ritratti, ritratti, e ritratti di gente che ha in mano ritratti». Il problema della povertà urbana? Un po’ di ritratti di homeless. La guerra in Iraq? Una galleria di ritratti di marines. Lo tsunami? Ritratti di sopravissuti che mostrano ritratti di vittime. È proprio vero: non se ne può più!

Maurizio Rebuzzini

   
     
   
Sopra: Primo premio Professional Photojournalism & Documentary – Contemporary Issues ai Sony World Photography Awards 2012: Kasia Bielska (Polonia).
Sotto: Primo premio Professional Photojournalism & Documentary – Sport ai Sony World Photography Awards 2012: Palmer + Pawel (Inghilterra).
 

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