Leica’s List

Leica Freedom Train

     
  Questa rubrica riporta notizie che sono appartenute alla cronaca. Però, nel loro richiamo e riferimento molti motivi ci impediscono di essere tempestivi quanto la cronaca richiederebbe. Ciononostante riteniamo giusto proporle, perché siamo convinti che non abbiano perso la propria attualità, e continuino a offrire spunti di riflessione.  

Leica Freedom Train

Ernst Leitz II e sua figlia Elsie Kühn-Leitz hanno salvato decine di loro impiegati ebrei. Nel 2002, è stato pubblicato il libro The greatest invention of the Leitz family: The Leica freedom train, del rabbino Frank Dabba Smith.

Tutti ricordano il film di grande successo Schindler’s List, di Steven Spielberg, del 1993, dove si narra la storia dell’industriale tedesco Oskar Schindler, che riuscì a salvare centinaia di ebrei nonostante la sua azienda lavorasse per il Reich.
Su Wikipedia si può trovare una storia simile, ma molto meno conosciuta (www.en.wikipedia.org/wiki/ Leica_Freedom_Train): è quella che riguarda Ernst Leitz II, che nel 1920 era subentrato al padre, alla guida della Leitz Wetzlar, e sua figlia Elsie Kühn-Leitz. Anche ai due Leitz riuscì di salvare decine dei loro impiegati ebrei dalle mani insanguinate di Adolf Hitler, procurando loro visti per l’estero, pagando le spese di viaggio e riuscendo in parte a trasferire questi ebrei negli uffici di New York. Tanto grande era la dipendenza dell’apparato militare nazista dai prodotti ottici Leitz-Leica, che i gerarchi chiusero più di un occhio su questa operazione. Tutto ciò potè accadere prima dello scoppio della guerra, nel settembre 1939.
Il fatto è tornato di attualità, perché lo scorso aprile la rivista statunitense Amateur Photographer ha rivelato che, grazie a una ricerca condotta dal rabbino Frank Dabba Smith (che nel 2002 ha pubblicato il libro The greatest invention of the Leitz family: The Leica freedom train), sono stati trovati altri “salvati” dai Leitz. Amateur Photographer ha accompagnato la pubblicazione della notizia con un’intervista a Knut Kühn-Leitz, nipote di Leitz II. «Mio nonno non poteva sopportare che degli esseri umani dovessero soffrire sotto l’implacabile crudeltà nazista», ha dichiarato Knut in una riunione della Leica Society tenutasi in Inghilterra, all’inizio di aprile, «ma ha rifiutato di essere considerato un eroe e ha sempre cercato di minimizzare la vicenda, non parlandone mai».
Però, l’intera operazione non era priva di rischi. Nel 1938, fu arrestato Alfred Turk, direttore vendite dello stabilimento, dopo che qualcuno segnalò alla Gestapo l’attività di aiuto agli ebrei. E nel 1943, la figlia di Ernst, Elsie, finì in carcere per aver aiutato Hedwig Palm, un ebreo residente a Wetzlar, a fuggire in Svizzera. Elsie e Turk furono liberati solo grazie a cospicue bustarelle pagate a membri della Gestapo.
Tra i personaggi divenuti famosi tra gli ebrei salvati, c’è Edith Katzenstein, capo della camera oscura dell’azienda, che fuggì dalla Germania nel 1933. Dopo un’esperienza professionale come responsabile della camera oscura del londinese Picture Post Magazine, avviò il suo laboratorio di sviluppo e stampa. Tra i suoi clienti Henri Cartier-Bresson.
…da FOTOgraphia 175 ottobre 2011

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