Editoriale FOTOgraphia 177 dicembre 2011

Copertina FOTOgraphia 177 dicembre 2011

 

 
  Tutto sommato, non condivido nessuno dei tre ricordi, delle tre evocazioni, di Tina Modotti, che pubblichiamo [in FOTOgraphia cartacea] in ricorrenza dei settanta anni dalla sua controversa (e prematura) scomparsa: 5 gennaio 1942-2012 (altre fonti, sei gennaio; da pagina otto). Ancora oggi, dal 2001, non sono affatto d’accordo con l’investitura che il bravo e onesto Pino Bertelli le assegna. Altrettanto, posso affermare per il testo di Vincenzo Marzocchini, che oggi fa da contenitore complessivo della commossa rievocazione. Per non parlare, poi, della terrificante celebrazione di Pablo Neruda, poeta amato, che si è certamente fatto guidare più dall’atroce centralismo democratico (guida comportamentale del Partito) che da altra onestà intellettuale.
In tutto questo prendere le distanze, sicuramente sto più con l’amorevole Pino Antonelli, del quale recuperiamo e riproponiamo una tavola oggettivamente antica, ma sempre vivace, attuale e dinamica. Quindi, se debbo dire la mia, sono perfettamente consapevole di come e quanto Tina Modotti sia stata anticipatrice di molto: personaggio controverso, affascinante, che ha lasciato traccia; personalità che ha realizzato cose sorprendenti, soprattutto se pensiamo ai tempi, impensabili per una donna; ha vissuto una vita avventurosa, fitta di mistero, sacrificio, frivolezze, sangue, politica e intrighi. Ma alla lunga, mi pare che sia una fotografa sopravvalutata, magari proprio in dipendenza della sua esistenza spericolata.
Non apprezzo molte delle sue fotografie, forse me ne piacciono addirittura poche: quelle politiche, da altri esaltate, mi paiono addirittura pedanti e inutili, oltre che banalmente stereotipate; non è l’accostamento compositivo di una falce con un martello che può sostenere artisticamente un’idea (il comunismo). Ci vuole ben altro, ci vuole altro, è bene che serva altro. E lo stesso dicasi, dico, per tutte quelle che sono definite fotografie “politiche”, non soltanto di Tina Modotti, in dipendenza di soggetti espliciti, raffigurati ed evocati. Semmai, quello politico è un pensiero che deve abbracciare i comportamenti della vita, a partire da un centimetro oltre la punta del proprio naso.
Allora, perché ricordare questo settantesimo anniversario dalla prematura e controversa scomparsa di Tina Modotti? Proprio perché si tratta di un anniversario tondo, da non lasciare passare inosservato, così come ci siamo spesso soffermati su altre ricorrenze, non necessariamente soltanto fotografiche. Indipendentemente dalle mie opinioni, e arricchiti da quelle di Pino Bertelli, Vincenzo Marzocchini e Pino Antonelli (Pablo Neruda lasciamolo perdere), ricordare una personalità libera e anticipatrice di altre rivoluzioni sociali, quale è stata Tina Modotti, non è soltanto un dovere giornalistico, è soprattutto un diritto che debbono esercitare coloro i quali si occupano attivamente e convincentemente di fotografia. Noi, tra tutti. Io, tra tutti. Anche se… non condivido, non aderisco, prendo le distanze. A ciascuno, le proprie opinioni. Sempre e comunque.

Maurizio Rebuzzini

   
     
   
Tina Modotti a Tacubaya, nel 1923: fotografia di Edward Weston.
 

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